Chiacchere da libro: “Intervista macabra con Mortebianca”


Verona, 11 marzo 2020 - Aggiornamento intervista con Mortebianca sul tema horror e sulla sua nuova pubblicazione “Creepypasta”, illustrata da Marumind.



Martedì 10 marzo alle ore 21.21, si è svolta l’“Intervista macabra con Mortebianca” che ha toccato temi riguardanti filosofia, letteratura, simbolismo, cinematografia e horror.


Oltre a ciò, si è parlato della nuova pubblicazione “Creepypasta” di Mortebianca che verrà lanciata in preordine nei prossimi giorni sul sito Poliniani. Il volume è arricchito dalle straordinarie illustrazioni di Marumind.


Vi siete persi l’intervista con Mortebianca e Corrado Polini? Di seguito sono riportati alcuni dei momenti salienti dell’intervista:



- Cosa hai voluto esprimere in quest’opera [“Creepypasta] ?


[…] Nel genere horror, il male o vince o è pervasivo. […] La paura, come diceva lo Spauracchio in Batman, è il sentimento d’eccellenza di ogni essere vivente. Ogni singolo sentimento negativo riconduce alla paura, […] perché non c’è sempre qualcosa più debole di noi, ma c’è sempre qualcosa di più forte di noi.


[…La paura] ci ricorda quanto noi siamo piccoli e quanto il mondo è grande e quindi, paradossalmente è terrificante e al tempo stesso meravigliosa, ci fa capire, ed è questo che sto cercando di comunicare in questo libro, quanto può essere immenso il mondo nella sua varietà e nella sua capacità di stupirci e di offrirci quasi una sfida quasi romantica.

La paura ci ricorda la morte, quindi ci ricorda che abbiamo anche le ore contate, ma questo ci permette anche di viverle al meglio. […] È questo che vorrei far passare nel libro.


- Rick DuFer ha curato l’introduzione alla tua raccolta. Come spiegato in una nostra live, per Rick DuFer l’horror insita nell’impossibilità dell’uomo a quantificare o misurare qualcosa della realtà, restando perciò ignota. Questa impossibilità, quindi, di incomprensione genera il sentimento d’horror. Quale è il tuo pensiero a riguardo?


[…] Sono d’accordo con questa macro-definizione che lui (Rick DuFer) da del sentimento dell’horror e […] trovo che l’horror sia l’elemento che ci porta oltre i paletti che noi poniamo per delimitare il recinto del “Comprensibile”. Oltre questo recinto, le leggi che noi crediamo essere valide, vengono violate e il mondo si comporta in un modo imprevedibile. Siamo oltre l’orizzonte e nella parte buia della mappa.

L’horror significa uscire fuori di sé in antitesi hegeliana e avventurarsi verso l’esterno, verso l’oscuro e verso la morte. Questo è un travaglio necessario per comprendere i nostri limiti e anche per evolverci; ma soprattutto quello che secondo me passa dall’horror è che ogni singolo ostacolo esterno si rivela in realtà una proiezione dell’interno. Ogni cattivo rappresenta un nostro difetto morale che temiamo di scatenare, ogni mostro rappresenta la nostra parte bestiale e ogni pericolo [rappresenta] il significato dell’archetipo della mente umana e così via. Cioè tutto ciò che c’è di negativo di esterno è dentro di noi e dunque, noi siamo sia vittime sia carnefici di noi stessi. In questo senso del contrario, […] noi ci perdiamo e dobbiamo ritrovarci, dobbiamo affrontare il male dentro noi stessi.


- Perché chiamare la raccolta “Creepypasta”?


“Creepypasta” significa etimologicamente “storia horror scritta su internet" […] e non dice nulla sul suo contenuto o la sua veridicità. Quello che io voglio esplorare (ed è per questo che ho scelto questo titolo), è l’horror a trecentosessanta gradi e questo significa sia la cronaca (fatti reali e raccapriccianti di questo mondo […]), significa leggende urbane (cioè cose non confermate che potrebbero essere reali o meno ed è questo a fare paura), significa fiction (cose false che però potrebbero accadere talmente […], significa fantascienza, significa paranormale e significa anche orrore lovercraftiano […]. Questo è, secondo me, il perché questo titolo [“Creepypasta”] è così appropriato.


- Dalla sinossi della raccolta [“Creepypasta”], si evince che i testi sono collegati tra loro e appartengono ad un’unica storia. Come mai, quindi, non stendere un racconto unico invece di suddividere le vicende in una serie di racconti?


Per questo libro abbiamo deciso di trattare dei racconti horror che sono parcellizzati, dei racconti che se uno vuole può leggerli in poco tempo […], sono racconti brevi che, però, non per questo perdono in intensità, perché come abbiamo visto, c’è una trama orizzontale che si disvela piano piano. […] Noi vediamo queste storie che sono separate e inizialmente sembrano non avere niente a che fare fra di loro, storie horror, ognuna diversa, ognuna con un tema e con protagonisti diversi. Però poi, iniziamo a vedere che ci sono dei collegamenti, che ci sono personaggi che sono ricorrenti e che si evolvono, camminano, e che hanno questa progressione di trama. […]

Sono trentatré storie […] per un motivo sia di proporzione matematica, sia perché trentatré è un numero ricorrente nelle storie ed è un simbolo matematicamente di completezza. Deriva dal tre che è il numero dal partire del quale nasce la tridimensionalità che noi associamo alla realtà. […] È un livello completamente diverso e secondo me, queste storie possono portare ad una riflessione su temi prima ritenuti ovvi e far capire che c’è una nuova prospettiva, una nuova dimensione su tante piccole cose del mondo. […].



Per ascoltare o riascoltare interamente la diretta “Intervista macabra con Mortebianca”, la potete trovare qui.




La Redazione Poliniani

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